IL CURATORE

L’installazione di Jannis Kounellis al centro del chiostro del CAP è stata appositamente creata per questo spazio: non avrebbe senso fuori di qui, perderebbe significato senza il richiamo prospettico e formale al tetto del campanile dell’attigua chiesa di San Francesco.

Lo studio che sta dietro quest’opera, così contestualmente ideata, ci porta a parlare del lavoro del curatore il quale, seguendo criteri ora storici, ora creativi (e oggi, sempre più spesso, sociali), sviluppa percorsi espositivi pertinenti e logici (si tratti di mostre temporanee o collezioni permanenti).

Un evento ‘curato’, con opere e artisti appositamente scelti (vuoi per tecnica, vuoi per tematica), mostra e dimostra senza sbavature una tesi, un argomento, che sia la monografia di un movimento artistico o l’analisi figurativa di un periodo storico.

L’intervento di un curatore professionista è riconoscibile nelle scelte espositive coerenti, mai discordanti, che rendono fluida e comprensibile la lettura complessiva delle opere esposte, stimolando la discussione e il ragionamento di fronte ai temi più attuali toccati dall’arte contemporanea.

Figura fondamentale eppure ancora non ben inquadrata a livello professionale, per essere curatore servono creatività – il curatore lavora accanto all’artista, suggerisce, stimola –, curiosità intellettuale – il curatore analizza la cronaca e ne fa statement di una mostra – e un’istruzione assolutamente solida a livello storico e artistico.

Senza titolo di Jannis Kounellis

Jannis Kounellis “Senza titolo”, 2006, ferro, cavo d’acciaio