IL FUNDRAISER

L’adagio saggio dice: Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Che voi siate artisti, artigiani o organizzatori di eventi, per fare il vostro dire – mettere in opera la vostra idea – avrete sempre bisogno di denaro – mare, stagno o pozzanghera che sia. Per non ritrovarvi mano tesa come il “Panhandler” (che in italiano vuol dire mendicante) di Ohad Meromi, vi basterà ingaggiare un professionista della raccolta fondi (che oggi si dice fundraising).
Sarà lui, attraverso la sua rete di conoscenze, incontri, contrattazioni e megabyte di telefonate a procacciarvi mare sufficiente a fare il vostro dire. Professione oggi fondamentale, quella del fundraiser per l’arte, che si debba produrre un’opera o un qualsivoglia progetto e mostra. Finita l’epoca del mecenatismo spontaneo di papi, sovrani e imprenditori, bisogna saper navigare nel concreto e, per non rischiare il naufragio, meglio affidarsi a un certificato pirata, pardòn, fundraiser.

Non trovate il fundraiser? C’è l’alternativa: oggi con il crowdfunding fa tutto la rete, il web, noi! Su apposite piattaforme online chiunque può inserire un proprio progetto e dare il via ad una raccolta fondi alla quale ciascuno può partecipare donando dal centesimo alla banconota. Quasi come in un’asta collettiva, raggiunto l’obiettivo economico il progetto realizzato diventa bene e beneficio di tutti. Ma attenzione perché non è tutto oro quel che luccica e condurre in porto una campagna di crowdfunding convincente ed efficace non è un gioco da ragazzi!

Panhandler di Ohad Mero

Ohad Meromi “The Panhandler”, 2010, polistirolo, legno

Annunci