IL RESTAURATORE

Chissà perché quando si pensa al lavoro di un restauratore lo si immagina sempre alle prese con tele rinascimentali, tavole medievali, mosaici imperiali, idoli antidiluviani.

“L’ultima cena” di Leonardo – il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano – i primi restauri li subì già nel 1517 (l’opera aveva sì e no 20 anni, Leonardo si rivelò non molto bravo nella tecnica dell’affresco) e il peperino su cui Lorenzo Guerrini scolpì solo nel 1956 il suo Uomo di sempre è già reduce di un intervento conservativo a cura della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Carrara.

Questo per dire che nel mestiere del restauratore non c’è solamente l’esigenza di trattenere e rinvigorire il passato. Il restauratore agisce anche sul contemporaneo, per preservare le opere che sempre più spesso vengono movimentate, per la conservazione dei delicati supporti (sempre più effimeri o tecnologici) che egli cura come un dermatologo, aggiusta come un ortopedico.

La sua preparazione è minuziosamente tecnica e alla formazione storico- artistica accompagna una ferrea conoscenza della chimica e della diagnostica dei materiali. Sono solo due in Italia le scuole – oggi equiparate a percorsi universitari – abilitate dal Ministero alla formazione del restauratore: l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma.

L'uomo di sempre di Lorenzo Guerini, 1956, peperino romano

Lorenzo Guerini “L’uomo di sempre”, 1956, peperino romano