L’ALLESTITORE DI MOSTRE

Musei, gallerie e spazi espositivi sono spesso contenitori di carattere e spessore architettonico proprio, ben definito e riconoscibile (che sia barocco o neogotico, razionalista o rinascimentale, che siano chiese sconsacrate o spazi industriali dismessi, luoghi nati ad hoc per ospitare quadri e dipinti – come gli Uffizi – o stazioni ferroviarie riconvertite ad arte – come il Musée d’Orsay).

L’allestitore di spazi museali – come quello di mostre temporanee – deve quindi agire su due piani: da un lato con interventi decisi, netti, per fare in modo che le opere esposte non siano fagocitate dal contesto preesistente; dall’altro con saggio equilibrio, per non snaturare lo spazio ospitante.

Come nell’installazione di Vittorio Messina, l’allestitore di spazi museali deve sovrapporre un mondo nuovo – una scenografia, un allestimento – ad un altro: l’abilità sta in una compenetrazione di colori, materiali ed oggetti (piedistalli, luci, didascalie) riconoscibili ma mai invadenti.

Ovvia la preparazione tecnica – spesso l’allestitore è architetto – ma, soprattutto oggi che ai musei è richiesta un’esperienza non solo scientifica ma anche di realtà aumentata, sensoriale, multimediale o virtuale è necessaria una formazione che abbini al percorso tradizionale le capacità di creare soluzioni innovative e l’esperienza nelle nuove tecnologie, dall’app all’interactive learning.

Finestra in un’ora calda del giorno di Vittorio Messina

Vittorio Messina “Finestra in un’ora calda del giorno”, 2006, materiali vari,